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VIAGGIO AL CONFINE BIRMANO

Ho conosciuto Aiutare Senza Confini dopo due viaggi in Birmania. L’impatto con il paese è come un viaggio nel tempo e al viaggiatore, naturalmente, non è permesso entrare in contatto con ciò che dal regime è considerato scomodo. Paiono esistere due Birmanie: una è quella del turista, fatta di villaggi, risaie e paesaggi mozzafiato costellati da antiche  pagode, di gente semplice e sorridente , quasi un mondo incantato, dove , peraltro, si può toccare con mano la paura della gente di affrontare certi argomenti, quasi come se un grande fratello fosse in ascolto nelle, strade, nei bar, persino nelle case private. L’incontro con Benno, il fondatore di Aiutare Senza Confini,   mi ha fatto conoscere quella che può essere definita l’altra Birmania.Quella che il turista non può vedere e toccare con mano: un  paese dove il potere è in mano ad una delle più feroci dittature del mondo, dove ogni forma di ribellione viene repressa nel sangue, dove le carceri sono piene di prigionieri politici, dove si pratica il lavoro forzato e le minoranze continuano ad essere oggetto di una vera e propria pulizia etnica. Inoltre, la tragica situazione economica fa si che la popolazione sia sempre più povera e continui a scappare. . Da qui nasce la collaborazione con LibLab e la scelta di sostenere il progetto Pranzi a Scuola tramite Matrimoni Solidali.

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Aiutare Senza Confini

Aiutare Senza Confini è una Onlus nata in Alto Adige una decina di anni fa.  Il fondatore, Benno Roggla, ha lasciato il suo lavoro per dedicarsi completamente ai profughi birmani, vittime incolpevoli di un barbaro regime, con l’obiettivo di portare UN RAGGIO DI SOLE a chi ne ha bisogno. Grazie alle sue competenze manageriali è riuscito a costruire nel tempo uno staff molto affiatato che comprende personale europeo, ma anche Tailandese e Birmano. In una situazione difficile, ma anche stimolante dal punto di vista socio-culturale sono stati creati vari progetti a favore dei profughi birmani che ho potuto documentare personalmente. Aiutare Senza Confini sostiene economicamente varie scuole, occupandosi della retribuzione degli insegnante e  della fornitura del materiale logistico e didattico. Aiutare Senza Confini opera lungo la zona di confine tra  Tailandia-e Birmania e, in particolare, a  Mae Sot, il punto più caldo della frontiera.

 

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Il progetto Pranzi a Scuola

I progetti di Aiutare Senza Confini, oltre all’educazione delle giovani generazioni, puntano all’emancipazione dei lavoratori profughi. Pranzi a Scuola,  prevede la produzione migliaia di pasti al giorno che vengono poi distribuiti gratuitamente tra varie scuole di Mae Sot e dintorni direttamente da Aiutare Senza Confini. Il progetto è essenziale per mantenere alta la scolarizzazione tra i bambini migranti. I genitori non possono infatti affrontare alcuna spesa per mandare a scuola i propri figli che, senza iniziative di questo tipo, sarebbero destinati al lavoro minorile. Per questo è stata allestita una cucina che impiega una decina di persone. Qui, la giornata di lavoro inizia alle 4 del mattino quando si incomincia a preparare le colazioni. Verso le 6, un furgone inizia il giro delle scuole dove viene accolto festosamente da bambini ed insegnanti. Viene poi il turno dei pranzi che vengono consegnati verso mezzogiorno. La giornata lavorativa finisce verso le 2 del pomeriggio. Il menù è composto da un piatto di riso accompagnato, a seconda dei giorni, da carne, pesce o verdura. Gli ingredienti sono freschi in quanto vengono comprati ogni giorno al mercato. Tutti i lavoratori sono migranti che possono lavorare  con una paga giornaliera che rispetta gli standard Tailandesi, molto più alti rispetto a quelli  dei birmani che non arrivano a guadagnare un euro al giorno. Inoltre, grazie all’impegno dei volontari, i lavoratori possono frequentare delle lezioni di inglese.

Oltre alla cucina, è stata creata una sartoria dove vengono prodotte le divise scolastiche e le cartelle destinate ai giovani studenti birmani.

 

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Mae Sot: la porta d'ingresso per i migranti birmani in Tailandia

Mae Sot, cittadina tailandese nella provincia di Tak, è il principale punto d’ingresso di migranti Birmani in Tailandia. E’ situata  sulla  Asian Highway e un ponte, chiamato Thai-Myanmar Friendship bridge, la collega a Myawwady, città birmana situata sulle rive del fiume Moei, il confine naturale tra le due nazioni. La stima della popolazione di origine birmana abitante nell’area di Mae Sot è molto difficile data la presenza di un gran numero di migranti senza documenti. Alcune ricerche stimano che, escludendo la popolazione dei campi profughi presenti nell’area,  un numero di migranti tra i 150 e i 300 mila abitino nel distretto di Mae Sot,  solo un terzo dei quali è regolarmente registrato.

L’economia di Mae Sot, attraversa un periodo di grande sviluppo.  Il volume d’affari del commercio al confine di Mae Sot è stimato in circa 360 milioni di dollari e il governo Tailandese sta preparando dei piani d’investimento che dovrebbero rendere Mae Sot un’area metropolitana. Altro importantissimo fattore economico è la presenza di manodopera migrante a bassissimo costo. In città si trova un fiorente mercato di pietre preziose provenienti dai ricchi giacimenti Birmani di Mogok. Sono presenti circa 250 fabbriche,che producono indumenti. Qui, vengono impiegate in maggioranza  le donne, mentre gli uomini lavorano principalmente nel settore delle costruzioni. Altri settori dove la manodopera birmana trova spazio sono l’agricoltura , il riciclo della plastica e della spazzatura e i lavori domestici.

 

Le cause dell'emigrazione

Si possono distinguere alcuni tipi di emigrazione, più o meno forzata.

  • Profughi - Vittime di disgrazie come Nargys, ma soprattutto appartenenti alle minoranze etniche che la giunta golpista perseguita;decenni di attacchi violentissimi hanno causato una miriade di morti, mutilati, orfani e fuggitivi.
  • Rifugiati politici - Persone che hanno subito (o miracolosamente evitato) minacce e torture per le loro prese di posizione civili.•
  • Lavoratori Migranti - Il disastro economico dell’autarchia birmana porta milioni di persone a riversarsi verso la vicina Tailandia che per la popolazione birmana rappresenta un’occasione di riscatto economico ma che, molte volte, si trasforma in un incubo.

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Le scuole per i giovani migranti

Una buona parte dei migranti che popolano la città di Mae Sot, circa il 10 per cento ,è rappresentata da bambini.

Per venire incontro alle loro esigenze sono nate circa 70 scuole per migranti che non ricevono alcun sussidio dal governo Tailandese e, per sopravvivere, devono contare sulle proprie forze e sugli aiuti delle molte organizzazioni internazionali presenti sul territorio. Il lavoro minorile è molto diffuso a cause delle cattive condizioni economiche di buona parte dei migranti, per cui molti bambini crescono senza poter ricevere un minimo di educazione. Nelle aree più povere sono stati avviati dei progetti per sensibilizzare le famiglie sull’importanza di dare un’educazione per i loro figli e diversi migranti si sono dati da fare in prima persona per creare delle strutture scolastiche adeguate.

Dave, si è avvicinato al campo dell’educazione dopo varie esperienze di vita. Originario del delta, vicino alla ex capitale Yangoon, decide di lasciare la Birmania nel 1999. Arrivato  a Mae Sot, trova impiego  nel settore delle costruzioni dove la paga base è di circa 80 centesimi di euro al giorno. Dopo qualche anno inizia a collaborare come animatore ad un progetto dedicato alle famiglie che vivono in precarie condizioni sulle rive del fiume Moei  Proprio lì scopre quella che sarebbe diventata la sua ragione di vita: dare la speranza in un futuro migliore ai bambini di strada birmani.

Nel 2005 fonda una scuola chiamata Agape, sviluppando un metodo educativo particolare che gli permette di portare a scuola un gran numero di bambini dediti a lavori di strada come accattonaggio e borseggio  In soli quattro anni, il numero degli studenti passa dai venti iniziali ad oltre cento. Ogni mattina uno scuolabus scende sulle rive del fiume Moei a raccogliere i giovani studenti per portarli alla scuola situata a pochi chilometri dal confine proprio vicino ad un checkpoint militare. La giornata incomincia con un raduno nel piazzale della scuola dove i ragazzini cantano e ballano per una buona mezzora  prima di iniziare le lezioni.

In pochi anni, Agape è diventata un punto di riferimento per la comunità. Molti ragazzini senza famiglia vivono infatti presso le strutture della scuola. Altri, stanno iniziando a pensare che una vita diversa da quella dei loro genitori sia possibile.

Dave non è l’unico profugo ad avere iniziato progetti educativi rivolti ai giovani birmani, molti dei quali nati in Tailandia. Molti di loro collaborano con associazioni europee per recuperare i fondi necessari a mantenere le strutture scolastiche.

 

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